La Storia
La storia burrascosa del Piemonte insieme con il suo isolamento fisico hanno contribuito a trattenere lo sviluppo della viticoltura per molti secoli.
I grandi vini vengono fatti non solo nei vigneti e nelle cantine: senza un mercato ricettivo sono poco più di niente. Accessibilità e comodità di trasporto sono di maggiore importanza: Bordeaux ed Oporto hanno il vantaggio dei loro porti mentre Borgogna e Champagne hanno avuto da tanto tempo grandi strade che si collegano con i mercati di Parigi. I viticoltori del Piemonte hanno dovuto accontentarsi di fornire il mercato locale finche non esistessero strade migliori e la politica stabile del 19° secolo.
Dalla Preistoria ai Romani
L'Età Buia
Piemonte Medioevale
Barolo Contro Bordeaux
Il 19° Secolo
L'Industrializazzione del 20° Secolo
Dalla Preistoria ai Romani
L’evidenza di selce trovata nelle colline del Piemonte dimostra il fatto che sono state popolate dall’era Neolitica. La coltivazione sistematica della vite è probabilmente stata introdotta via Liguria da mercanti Greci nel quarto quinto secoli a.C. ma è stata la colonizzazione Romana nel secondo secolo a.C. che ha dato di più allo sviluppo della viticoltura Piemontese.
La viticoltura Romana usava il sistema ‘Etrusco’, dove le viti venivano legate ad alberi bassi o a pali. I Romani costruirono cantine sotterranee per la vinificazione e vasche in legno per l’immagazzinamento e per il trasporto del vino. Hanno piantato vigneti sui versanti di argilla, che provvedevano anche i materiali base per ceramiche e per mattoni. Come il vino Greco precedente, il vino Romano venduto nei mercati di Alba e di Pollenzo era dolce e vischioso.
Il primo segno dell’uva si trova nel ‘Naturalis Historia’ di Plinio il Vecchio (d.C. 23 – 79), è una varietà chiamata ‘allobrogica’. E’ stata coltivata dai Allobrogici nel nord del Piemonte e la descrizione di Plinio descrive una frutta resistente al freddo, di colore intenso e che matura abbastanza tardi nell’anno. I vini erano considerati di alta qualità ed esportati anche a Roma – indubbiamente i livelli più alti de acido nel Nebbiolo coltivato nel nord produceva un vino che durava molto bene.
Il governo Romano rappresenta uno dei periodi più quieti nella tempestosa storia di Alba. La città è stata accettata nella Federazione Municipale nel 89 a.C. e dal momento in cui il Console Pompeo Strombone governa il Piemonte è stata chiamata Alba Pompeia. L’inizio di decadenza Romana nella zona però segnalava il declino di viticoltura; le tasse sul vino e sui vigneti erano alte e, poco per poco, la campagna diventava spopolata.
L'Età Buia
Tra la caduta dell’Impero Romano e l’arrivo di Carlo Magno e i Franchi nel 9° secolo, le colline delle Langhe e del Monferrato sono state devastate ed Alba distrutta da una serie di assalti dai vari padroni come i Visigoti e i Borgogni. Durante questa cosiddetta Età Buia, i monasteri erano il rifugio della viticoltura. La crescita del cristianesimo e l’importanza del vino come sacramento hannofatto in modo che i vigneti si estinguessero. Sotto Carlo Magno, il Piemonte per la prima volta ha potuto scegliere il proprio metodo di governo. Questo ha segnalato l’inizio di un periodo di frammentazione e di governo feudale che durò più o meno fino alla conquista Francese nel 18° secolo. Durante questo periodo il sistema ‘mezzadria’ di condividere la coltivazione obbligava il contadino a consegnare feudatario la meta di tutto il vino che produceva.
Durante il 10° secolo, il Piemonte è stato saccheggiato e violentato da predatori Ungheri e Saraceni dalle loro roccaforti a Frassinetto (Le Garde Freinet vicino a Toulon) e nella Valle Bormida. La memoria di quei giorni è preservata nelle torri (come a Barbaresco) e nella terminologia arabeggiante che si usa ancora nel dialetto Piemontese.
Piemonte Medioevale
INel periodo medioevale – quando Alba era popolata a turni dai Provenzali, dai Monferrini, dagli Imperialisti, dagli Angioni,dai Saiuzzei e i Visconti – l’evoluzione e la documentazione della viticoltura sono più in evidenza. Documenti sulla storia Piemontese ricordano i dati di produzione e del lavoro richiesto nella coltivazione dell’uva ‘nibiol’ a Rivoli nel 1268. Varietà aromatiche come Malvasia e Moscato sono state introdotte e ha iniziato il nuovo sistema di allevamento e potatura bassa, che gradualmente sostituisce quello alto dei Romani.
In termini di politica, la dinastia più importante nella storia del Piemonte è stata quella savoiarda. La loro influenza è stata sentita per la prima volta nelle Langhe nel 1531 quando acquistarono il Ducato di Asti e il Marchesato di Ceva e iniziarono ad occupare e contestare altri territori. Nel 1713 Vittorio Amedeo II diventò Re e la corte della Savoia, con la sede a Torino, ha prodotto un periodo di stabilità fino a dopo la formazione della Repubblica nel 1861.
Barolo Contro Bordeaux
Dal 17° secolo in avanti i vini del Piemonte sono diventati più disponibili. All’inizio del 18° secolo, quando l’Inghilterra era in guerra contro la Francia, i mercanti inglesi cercavano vini alternativi ai rossi di Bordeaux. Furono scoperti i vini di Barolo e considerati più che sufficiente però, in seguito alla mancanza delle strade carraie e di tasse alte, è stato impossibile trasportare le botti pesanti di vino al porto principale del Piemonte, Nizza Marittima. E’ interessante speculare come diversa sarebbe stata la storia del Barolo se avesse avuto gli inglesi come clienti. I Francesi anche lamentavano: dopo aver dichiarato la sua soddisfazione con i vini Piemontesi alla corte Francese, Colbert (ministro a Louis XIV) lamentava il fatto che era cosi difficile ottenerne.
Entro la metà del 18° secolo il modello di viticoltura in evidenza oggi iniziava di apparire nelle Langhe e nel Monferrato. Fino ad allora è stata utilizzato un sistema policolturale dove crescevano sullo stesso lotto le viti ed altre coltivazioni. Le viti venivano coltivate in pianura; senza l’esigenza né di qualità né di quantità; c’è stato poco incentivo per togliere i boschi e trasformare i loro versanti impegnativi in vigneti. Sotto la libertà commerciale creata dal unificato Ducato di Savoia, però, la promessa di mercati nuovi ed esigenti come Torino, ha stimolato la coltivazione di vigneti sui versanti migliori; quelli esposti a sud. Spesso, le viti sono state piantate in file orizzontali o in terrazze (piuttosto che in file verticali, come prima) che erano più facili da coltivare con i buoi, e canali di scolo sono stati tagliati nelle colline per evitare gli effetti di erosione.
Mentre i documenti del 16° secolo indicano il 16 percento della Bassa Langa e dell’Alto Monferrato coltivati a vigneto, alla metà del 18° secolo la cifra è aumentata fino al 30 per cento. Nel 1758 Alba diede ordine – il primo tentativo di creare una legislazione DOC – di proibire l’importazione e la miscela con vino inferiore che non apparteneva alla zona e insieme a questo fu stabilito anche il ‘bando di vendemmia’ (una data entro cui è illegale vendemmiare le uve); due passaggi, questi, che indicano la crescita dell’orgoglio e dell’affidabilità nell’attaccamento dei Piemontesi ai loro vini.
Il 19° Secolo
Le tecniche di vinificazione si sviluppavano anche durante questo periodo. All’inizio del 19° secolo i primi tentativi di vinificare Nebbiolo e Barbera come vini secchi. Tra il 1832 e il 1849 il giovane Conte Camillo di Cavour, che contemporaneamente diventava il capo del governo Piemontese, ha ricercato ed implementato nuovi sistemi di agricoltura sulle fattorie intorno il castello familiare a Grinzane e poi ha spronato i viticoltori locali quando ha impiegato Louis Oudart, un enologo Francese di Reims. Cavour aveva dubbi sul potenziale del Nebbiolo, però, e ha piantato 14 giornate (circa cinque ettari) di pinot noir nella speranza di emulare i grandi vini di Borgogne che erano ancora serviti nella corte dei Savoia a Torino.
Negli anni 1840 il Re Carlo Alberto ha fornito il suo contributo alla modernizzazione del vino quando ha edificato attrezzature di produzione alla sua nuova tenuta a ‘Verduno’, sotto il controllo del Generale Staglieno che aveva lavorato con Oudart a Grinzane. Staglieno fece innovazioni nella cantina: introdusse la fermentazione a vasca chiusa e migliorò l’uso dell’anidride solforosa. Nella seconda parte del secolo sono cresciute intorno ad Alba e ad Asti tante delle grandi aziende che producevano vermouth ed Asti Spumante: Martini & Rossi, Gancia e Cinzano sono state tutte fondate in un periodo prosperoso di industrializzazione grazie al ruolo importante del Piemonte (e specialmente Torino) nella nuova Repubblica Italiana. Agli albori del secolo il centro di produzione di maggiore importanza per il Piemonte era la città di Alba.
La fondazione della Scuola d’Enologia di Alba nel 1881 ha soddisfatto alcune delle esigenze di un’ industria vinicola in crescita rapida perché ha provveduto ad un collegamento con altri centri vitivinicoli Europei dove sistemi razionali di coltivazione erano già stati stabiliti. La sua competenza era molto ricercata con l’arrivo delle peste tripla dall’America: prima l’oidio negli anni 1850, poi la peronospora e, alla fine, la fillossera.
Il primo direttore della scuola, Domizio Cavazza, ha formato il prima cooperativa delle Langhe a Barbaresco nel 1894. Sebbene sia accreditato Cavazza come pioniere del Barbaresco secco, il lavoro precedente di Oudart per il Conte di Castelborgo a Neive probabilmente faceva la base di questo stile. L’influenza della scuola aiutò anche a stabilire il sistema di allevamento Guyot come norma del Piemonte.
Nel 19°secolo viti come Freisa, Grignolino, Brachetto e Malvasia erano molto in evidenza e sono stati vinificati in vini dolci e frizzante. Mentre i primi due hanno finora discepoli e il Brachetto si trova ancora occasionalmente, la Malvasia è ora più o meno sparita dalla zona.
Dopo la fillossera due temi maggiori sono diventati evidenti: l’emergenza della Barbera come uva forte ed adattabile, capace di produrre sia qualità sia quantità, e la conferma incontestabile del Nebbiolo come prima uva rossa della zona. Come in altre parti dell’Europa nei periodi di avversità le tradizioni si sono rinforzate, e sebbene un’ identità chiara per Barolo e Barbaresco sia stata realizzata solo nell’ultima parte del secolo precedente, sono diventati subito la pietra angolare dell’industria vitivinicola degli anni 1920.
L'Industrializazzione del 20° Secolo
Ormai un nuovo fattore ha severamente intaccato lo stile di vita dei viticoltori Piemontesi: all’inizio del 20° secolo, infatti, nell’adattamento all’industrializzazione nord italiana il Piemonte è stata la regione più all’avanguardia e grandi numeri della forza lavoro sono stati attirati dalla campagna con la promessa di stipendi alti e lavoro meno faticoso nelle fabbriche delle città di Alba, Genova, Milano e Torino. Come accadde nel periodo subito dopo la seconda guerra mondiale anche in quest’epoca vi fu molta emigrazione, specialmente negli Stati Uniti. In questo periodo furono anche fondate molte delle aziende imbottigliatrici più grandi di oggi.
Inevitabilmente, i sistemi di coltivazione hanno dovuto essere adattati a una forza lavoro molto ridotta. Una delle prime cose da cambiare è stata la pratica, molto impegnativa, di allevamento a catena, che è già stata meno preferita dalla seconda parte del 19° secolo. Questo metodo richiedeva la tenuta della crescita produttiva dell’anno precedente che poi andava intrecciata insieme a quella dell’anno in corso per creare una catena di rami orizzontali lungo un cavo singolo, due metri sopra la terra, che sopportava la crescita nuova.
Ormai una struttura commerciale si è sviluppata che ancora oggi è la base dell’industria vitivinicola del Piemonte. Le aziende imbottigliatrici e le prime cooperative erano la destinazione logica per le uve di tanti piccoli coltivatori che mancavano l’esperienza e le risorse per seguire il processo dalla gemma alla bottiglia. Nel 1934 il Consorzio del Barolo e del Barbaresco è stato fondato dopo decenni di deliberazioni e, come conseguenza, le regole di produzione sono diventate più strette. Con l’aspetto dei vigneti cambiato e la tecnologia della cantina trasformata, i viticoltori Piemontesi stavano aspettando un futuro più roseo quando è iniziata la seconda guerra mondiale. Quando è ritornata la pace, il settore abbisognò di un po’ di tempo per riorganizzarsi. Gli anni 1950 e 1960 furono l’inizio dell’epoca della cooperazione: le cooperative Antica Contea di Castelvero e Produttori di Barbaresco, per esempio, furono fondate nel 1954 e nel 1958.
Avendo raggiunto l’Antica Contea un elevato standard qualitativo nel processo di vinificazione l’intuizione della possibilità di poter accedere al mercato del prodotto imbottigliato sul mercato nazionale ed internazionale ha portato alla decisione di costituire l’Araldica che nel giro di un decennio si è imposta come uno dei maggiori leader di settore.
